666 il numero del Dio Denaro

Leggiamo e riflettiamo insieme su questi brani:

in-god-we-trust16 Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; 17 e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. 18 Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei. 

Apocalisse 13, 16-18

13 Il re Salomone diede alla regina di Saba quanto essa desiderava e aveva domandato, oltre quanto le aveva dato con mano regale. Quindi essa tornò nel suo paese con i suoi servi. 14 La quantità d’oro che affluiva nelle casse di Salomone ogni anno era di seicentosessantasei talenti, 15 senza contare quanto ne proveniva dai trafficanti e dai commercianti, da tutti i re dell’Arabia e dai governatori del paese.

 I Re 10, 13-15

Seicentosesantasei 666,  la corruzione di Salomone

Al contrario di quanto si pensi il numero 666 non è un numero ricorrente nella Bibbia, è citato solo due volte, nell’apocalisse e nel libro dei Re, in una brano sul re Salomone. Se si vuole capire il significato del brano dell’apocalisse è necessario capire il brano del Libro dei Re, è li la chiave di lettura del significato del numero 666.

Salomone è conosciuto da tutti come il figlio del re Davide e come una re di grande saggezza e di grande ricchezza, ricordate  il racconto del figlio conteso?

16 Un giorno andarono dal re due prostitute e si presentarono innanzi a lui. 17 Una delle due disse: «Ascoltami, signore! Io e questa donna abitiamo nella stessa casa; io ho partorito mentre essa sola era in casa. 18 Tre giorni dopo il mio parto, anche questa donna ha partorito; noi stiamo insieme e non c’è nessun estraneo in casa fuori di noi due. 19 Il figlio di questa donna è morto durante la notte, perché essa gli si era coricata sopra. 20 Essa si è alzata nel cuore della notte, ha preso il mio figlio dal mio fianco – la tua schiava dormiva – e se lo è messo in seno e sul mio seno ha messo il figlio morto. 21 Al mattino mi sono alzata per allattare mio figlio, ma ecco, era morto. L’ho osservato bene; ecco, non era il figlio che avevo partorito io». 22 L’altra donna disse: «Non è vero! Mio figlio è quello vivo, il tuo è quello morto». E quella, al contrario, diceva: «Non è vero! Quello morto è tuo figlio, il mio è quello vivo». Discutevano così alla presenza del re. 23 Egli disse: «Costei dice: Mio figlio è quello vivo, il tuo è quello morto e quella dice: Non è vero! Tuo figlio è quello morto e il mio è quello vivo». 24 Allora il re ordinò: «Prendetemi una spada!». Portarono una spada alla presenza del re. 25 Quindi il re aggiunse: «Tagliate in due il figlio vivo e datene una metà all’una e una metà all’altra». 26 La madre del bimbo vivo si rivolse al re, poiché le sue viscere si erano commosse per il suo figlio, e disse: «Signore, date a lei il bambino vivo; non uccidetelo affatto!». L’altra disse: «Non sia né mio né tuo; dividetelo in due!». 27 Presa la parola, il re disse: «Date alla prima il bambino vivo; non uccidetelo. Quella è sua madre». 28 Tutti gli Israeliti seppero della sentenza pronunziata dal re e concepirono rispetto per il re, perché avevano constatato che la saggezza di Dio era in lui per render giustizia

 I Re 3, 16-28

Era sicuramente un re molto saggio e benedetto da Dio ma anche molto ricco, ne fa parola anche Gesù a proposito della ricchezza e degli affanni della vita:

28 E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. 29 Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.

Matteo 6,28,29

Molti però non ricordano come è finito Salomone!! Purtroppo si è fatto corrompere dalla ricchezza, i seicentosessantasei talenti in oro che affluivano nelle sue casse ogni anno.

E il denaro porta le donne, Salomone sposò una grande quantità di donne straniere,  il suo cuore si pervertì e si converti a dèi stranieri, divenne un idolatra. A seguito il brano dove Salomone viene corrotto dal denaro e dalle donne:

11,1 Ma il re Salomone amò donne straniere, moabite, ammonite, idumee, di Sidòne e hittite, 2 appartenenti a popoli, di cui aveva detto il Signore agli Israeliti: «Non andate da loro ed essi non vengano da voi: perché certo faranno deviare i vostri cuori dietro i loro dèi». Salomone si legò a loro per amore. 3 Aveva settecento principesse per mogli e trecento concubine; le sue donne gli pervertirono il cuore. 4 Quando Salomone fu vecchio, le sue donne l’attirarono verso dèi stranieri e il suo cuore non restò più tutto con il Signore suo Dio come il cuore di Davide suo padre. 5 Salomone seguì Astàrte, dea di quelli di Sidòne, e Milcom, obbrobrio degli Ammoniti. 6 Salomone commise quanto è male agli occhi del Signore e non fu fedele al Signore come lo era stato Davide suo padre.
7 Salomone costruì un’altura in onore di Camos, obbrobrio dei Moabiti, sul monte che è di fronte a Gerusalemme, e anche in onore di Milcom, obbrobrio degli Ammoniti. 8 Allo stesso modo fece per tutte le sue donne straniere, che offrivano incenso e sacrifici ai loro dèi.
9 Il Signore, perciò, si sdegnò con Salomone, perché aveva distolto il cuore dal Signore Dio d’Israele, che gli era apparso due volte 10 e gli aveva comandato di non seguire altri dèi, ma Salomone non osservò quanto gli aveva comandato il Signore. 11 Allora disse a Salomone: «Poiché ti sei comportato così e non hai osservato la mia alleanza né i decreti che ti avevo impartiti, ti strapperò via il regno e lo consegnerò a un tuo suddito. 12 Tuttavia non farò ciò durante la tua vita per amore di Davide tuo padre; lo strapperò dalla mano di tuo figlio. 13 Ma non tutto il regno gli strapperò; una tribù la darò a tuo figlio per amore di Davide mio servo e per amore di Gerusalemme, città da me eletta».

 I Re 11, 1-13

Seicentosesantasei 666, il numero del Dio Denaro

Rileggiamo adesso il brano dell’apocalisse che vi ho proposto inizialmente:

16 Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; 17 e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. 18 Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei. 

Apocaliise 13, 16-18

Come è possibile un mondo dove non si possa comprare o vendere senza essere ladri, corrotti e avidi? Non è poi così impossibile se ci pensiamo bene. Esaminiamo due situazione “Limite”, la prima ambientata in un mondo ideale, la seconda in un modo corrotto e avido.

1 – Situazione – Mondo ideale

Sono un commerciante/imprenditore, sono una persona onesta e circondato da persone oneste, solo una piccolissima parte degli altri commercianti è disonesto. Essendo un commerciante onesto pago i miei dipendenti con il giusto compenso, pago le tasse, rispetto il creato, non imbroglio i miei clienti. I pochi commercianti disonesti  probabilmente grazie alla loro disonestà faranno migliori affari di me, ma comunque  posso continuare a comportarmi  onestamente e secondo coscienza.

2 – Situazione – Mondo avido e corrotto

Sono un commerciante/imprenditore onesto ma sono circondato da una mondo dove la stragrande maggioranza dei commercianti sono persone avide e disoneste. Essendo nel cuore onesto cerco di comportarmi come tale, pago i miei dipendenti con il giusto compenso, pago le tasse, rispetto il creato, non imbroglio i miei clienti. Ma ad un certo punto scopro che NON SONO COMPETITIVO, troppi i commercianti disonesti che mi fanno concorrenza. I miei prodotti costano troppo perché pago le tasse, non sfrutto i miei dipendenti, non imbroglio i miei clienti. Cosa Faccio? Rimango onesto e chiudo l’attività o tengo aperto e scendo a compromessi? Piano piano comincio a non fare qualche scontrino, faccio lavorare di più i miei dipendenti con la stessa paga etc etc. Comincio con poco ma poi mi ritrovi corrotto come tutti gli altri.

Come vedete il brano dell’apocalisse non è poi così lontano dalla realtà di oggi. Se siete interessati ad approfondire leggete: Gli ultimi tempi: una società atea, egoista, avida, orgogliosa e con la parvenza della pietà

Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sulla divinizzazione del denaro nel mondo odierno, leggiamo a seguito un brano di papa Francesco scritto nell’enciclica Laudato Sì:

56. Nel frattempo i poteri economici continuano a giustificare l’attuale sistema mondiale, in cui prevalgono una speculazione e una ricerca della rendita finanziaria che tendono ad ignorare ogni contesto e gli effetti sulla dignità umana e sull’ambiente. Così si manifesta che il degrado ambientale e il degrado umano ed etico sono intimamente connessi. Molti diranno che non sono consapevoli di compiere azioni immorali, perché la distrazione costante ci toglie il coraggio di accorgerci della realtà di un mondo limitato e finito. Per questo oggi «qualunque cosa che sia fragile, come l’ambiente, rimane indifesa rispetto agli interessi del mercato divinizzato, trasformati in regola assoluta»

Lettera enciclica Laudato Si capitolo 54

La bestia che viene dalla terra

Il pezzo che riguarda il numero seicentosesantasei è inserito in un capitolo più ampio dove si parla della bestia che proviene dal mare con sette teste e dieci corna e la bestia che proviene dalla terra con due corna simili a quelle di un agnello ma che parla come un drago.

Leggiamo i brani per intero:

La bestia che viene dal mare

1 E vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo. 2La bestia che io vidi era simile a una pantera, con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone. Il drago le diede la sua forza, il suo trono e il suo grande potere. 3Una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita. Allora la terra intera, presa d’ammirazione, andò dietro alla bestia 4e gli uomini adorarono il drago perché aveva dato il potere alla bestia, e adorarono la bestia dicendo: «Chi è simile alla bestia e chi può combattere con essa?».5Alla bestia fu data una bocca per proferire parole d’orgoglio e bestemmie, con il potere di agire per quarantadue mesi. 6Essa aprì la bocca per proferire bestemmie contro Dio, per bestemmiare il suo nome e la sua dimora, contro tutti quelli che abitano in cielo. 7Le fu concesso di fare guerra contro i santi e di vincerli; le fu dato potere sopra ogni tribù, popolo, lingua e nazione. 8La adoreranno tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro della vita dell’Agnello, immolato fin dalla fondazione del mondo.

9Chi ha orecchi, ascolti:
10Colui che deve andare in prigionia,
vada in prigionia;
colui che deve essere ucciso di spada,
di spada sia ucciso.
In questo sta la perseveranza e la fede dei santi.

Apocalisse 13, 10

La bestia che viene dalla terra

11E vidi salire dalla terra un’altra bestia che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, ma parlava come un drago. 12Essa esercita tutto il potere della prima bestia in sua presenza e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia, la cui ferita mortale era guarita. 13Opera grandi prodigi, fino a far scendere fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini. 14Per mezzo di questi prodigi, che le fu concesso di compiere in presenza della bestia, seduce gli abitanti della terra, dicendo loro di erigere una statua alla bestia, che era stata ferita dalla spada ma si era riavuta. 15E le fu anche concesso di animare la statua della bestia, in modo che quella statua perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non avessero adorato la statua della bestia. 16Essa fa sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, ricevano un marchio sulla mano destra o sulla fronte, 17e che nessuno possa comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. 18Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: è infatti un numero di uomo, e il suo numero è seicentosessantasei.

Apocalisse 13, 11-18

La prima bestia che proviene dal mare contiene una doppia profezia. Da un lato è la continuazione della profezia di Daniele delle quattro bestie, che ho dettagliatamente spiegato al link evidenziato, dall’altro simboleggia la politica, il potere militare, le rivoluzioni, infatti la bestia esce dal mare che significa agitazione e sollevamenti di popoli.

La seconda bestia invece esce dalla terra, cioè dalla calma e si camufferà da agnello e userà la seduzione, ma sarà al servizio del dragone. Come abbiamo già visto nella prima parte dell’articolo, il numero seicentosesantasei sta ad indicare il Dio Denaro. Ma le corna della bestia sono due, l’altra corna è il potere tecno-scientifico. Leggiamo bene la seguente frase:

13Opera grandi prodigi, fino a far scendere fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini. 14Per mezzo di questi prodigi, che le fu concesso di compiere in presenza della bestia, seduce gli abitanti della terra, dicendo loro di erigere una statua alla bestia, che era stata ferita dalla spada ma si era riavuta.

Apocalisse 13, 13-14

Far scendere fuoco dal cielo nel mondo contemporaneo non è poi così complesso attraverso bombe e missili, per non parlare nell’arma atomica, ma era assolutamente prodigioso per una persona vissuta duemila anni fa.

Se poi ragioniamo bene il denaro e la tecnologia non sembrano così pericolosi come un dittatore o una guerra. La tecnologia e il denaro si mascherano da agnelli facendoci credere che tutte le opere buone devo per forza passare da loro, ma in verità sono al servizio del dragone.

Papa Francesco nella sua enciclica Laudato Si’ ha parlato ampiamente di questo legame tra finanza (denaro) e tecnologia, le due corna della bestia che proviene dalla terra:

A questo si aggiunge l’inquinamento che colpisce tutti, causato dal trasporto, dai fumi dell’industria, dalle discariche di sostanze che contribuiscono all’acidificazione del suolo e dell’acqua, da fertilizzanti, insetticidi, fungicidi, diserbanti e pesticidi tossici in generale. La tecnologia che, legata alla finanza, pretende di essere l’unica soluzione dei problemi, di fatto non è in grado di vedere il mistero delle molteplici relazioni che esistono tra le cose, e per questo a volte risolve un problema creandone altri.

Lettera enciclica Laudato si capitolo 20

Sono lodevoli e a volte ammirevoli gli sforzi di scienziati e tecnici che cercano di risolvere i problemi creati dall’essere umano. Ma osservando il mondo notiamo che questo livello di intervento umano, spesso al servizio della finanza e del consumismo, in realtà fa sì che la terra in cui viviamo diventi meno ricca e bella, sempre più limitata e grigia, mentre contemporaneamente lo sviluppo della tecnologia e delle offerte di consumo continua ad avanzare senza limiti. In questo modo, sembra che ci illudiamo di poter sostituire una bellezza irripetibile e non recuperabile con un’altra creata da noi.

Lettera enciclica Laudato si capitolo 34

Nelle citazioni seguenti Papa Francesco è ancora più esplicito e parla apertamente di paradigma tecno-economico:

Si rende indispensabile creare un sistema normativo che includa limiti inviolabili e assicuri la protezione degli ecosistemi, prima che le nuove forme di potere derivate dal paradigma tecno-economico finiscano per distruggere non solo la politica ma anche la libertà e la giustizia.

Lettera enciclica Laudato si capitolo 53

Degna di nota è la debolezza della reazione politica internazionale. La sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza si dimostra nel fallimento dei Vertici mondiali sull’ambiente. Ci sono troppi interessi particolari e molto facilmente l’interesse economico arriva a prevalere sul bene comune e a manipolare l’informazione per non vedere colpiti i suoi progetti. In questa linea il Documento di Aparecida chiede che «negli interventi sulle risorse naturali non prevalgano gli interessi di gruppi economici che distruggono irrazionalmente le fonti di vita». L’alleanza tra economia e tecnologia finisce per lasciare fuori tutto ciò che non fa parte dei loro interessi immediati. Così ci si potrebbe aspettare solamente alcuni proclami superficiali, azioni filantropiche isolate, e anche sforzi per mostrare sensibilità verso l’ambiente, mentre in realtà qualunque tentativo delle organizzazioni sociali di modificare le cose sarà visto come un disturbo provocato da sognatori romantici o come un ostacolo da eludere.

Lettera enciclica Laudato Si capitolo 54

Dal momento che il mercato tende a creare un meccanismo consumistico compulsivo per piazzare i suoi prodotti, le persone finiscono con l’essere travolte dal vortice degli acquisti e delle spese superflue. Il consumismo ossessivo è il riflesso soggettivo del paradigma tecno-economico. Accade ciò che già segnalava Romano Guardini: l’essere umano «accetta gli oggetti ordinari e le forme consuete della vita così come gli sono imposte dai piani razionali e dalle macchine normalizzate e, nel complesso, lo fa con l’impressione che tutto questo sia ragionevole e giusto». Tale paradigma fa credere a tutti che sono liberi finché conservano una pretesa libertà di consumare, quando in realtà coloro che possiedono la libertà sono quelli che fanno parte della minoranza che detiene il potere economico e finanziario. In questa confusione, l’umanità postmoderna non ha trovato una nuova comprensione di sé stessa che possa orientarla, e questa mancanza di identità si vive con angoscia. Abbiamo troppi mezzi per scarsi e rachitici fini.

Lettera enciclica Laudato Si capitolo 203

Capita spesso di sentire persone che dicono “la tecnologia risolverà tutti i nostri problemi dobbiamo andare verso il futuro!!”. Questo tipo di ragionamento è abbastanza ingenuo e in un certo senso divinizza la tecnologia come unico risolutore dei problemi del mondo.

Il paradigma tecnocratico tende ad esercitare il proprio dominio anche sull’economia e sulla politica. L’economia assume ogni sviluppo tecnologico in funzione del profitto, senza prestare attenzione a eventuali conseguenze negative per l’essere umano. La finanza soffoca l’economia reale. Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale e con molta lentezza si impara quella del deterioramento ambientale. In alcuni circoli si sostiene che l’economia attuale e la tecnologia risolveranno tutti i problemi ambientali, allo stesso modo in cui si afferma, con un linguaggio non accademico, che i problemi della fame e della miseria nel mondo si risolveranno semplicemente con la crescita del mercato. Non è una questione di teorie economiche, che forse nessuno oggi osa difendere, bensì del loro insediamento nello sviluppo fattuale dell’economia. Coloro che non lo affermano con le parole lo sostengono con i fatti, quando non sembrano preoccuparsi per un giusto livello della produzione, una migliore distribuzione della ricchezza, una cura responsabile dell’ambiente o i diritti delle generazioni future. Con il loro comportamento affermano che l’obiettivo della massimizzazione dei profitti è sufficiente. Il mercato da solo però non garantisce lo sviluppo umano integrale e l’inclusione sociale. Nel frattempo, abbiamo una «sorta di supersviluppo dissipatore e consumistico che contrasta in modo inaccettabile con perduranti situazioni di miseria disumanizzante», mentre non si mettono a punto con sufficiente celerità istituzioni economiche e programmi sociali che permettano ai più poveri di accedere in modo regolare alle risorse di base. Non ci si rende conto a sufficienza di quali sono le radici più profonde degli squilibri attuali, che hanno a che vedere con l’orientamento, i fini, il senso e il contesto sociale della crescita tecnologica ed economica.

Lettera enciclica Laudato Si capitolo 109

La tecnologia ha certamente portato molti progressi utili all’umanità ma anche grandissime sfide, una così grande quantità di potere dataci dalla tecnologia non è corrisposto ad uno sviluppo dell’essere umano per quanto riguarda la responsabilità, i valori e la coscienza.

Tuttavia non possiamo ignorare che l’energia nucleare, la biotecnologia, l’informatica, la conoscenza del nostro stesso DNA e altre potenzialità che abbiamo acquisito ci offrono un tremendo potere. Anzi, danno a coloro che detengono la conoscenza e soprattutto il potere economico per sfruttarla un dominio impressionante sull’insieme del genere umano e del mondo intero. Mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa e niente garantisce che lo utilizzerà bene, soprattutto se si considera il modo in cui se ne sta servendo. Basta ricordare le bombe atomiche lanciate in pieno XX secolo, come il grande spiegamento di tecnologia ostentato dal nazismo, dal comunismo e da altri regimi totalitari al servizio dello sterminio di milioni di persone, senza dimenticare che oggi la guerra dispone di strumenti sempre più micidiali. In quali mani sta e in quali può giungere tanto potere? È terribilmente rischioso che esso risieda in una piccola parte dell’umanità.

Lettera enciclica Laudato Si capitolo 104

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3 pensieri su “666 il numero del Dio Denaro

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